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  ninja il piccolo guerriero
 
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My Funny Valentine di Chet Baker


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11 gennaio 2006



"All my friends think I'm insane
I'm still in love with Emily Kane"
[Art Brut - "Emily Kane"]

Mi ronza in testa una canzone degli Art Brut, "Emily Kane", che vigliaccamente contribuisce a riportare a galla ricordi vecchi di dieci anni.
La mia Emily Kane si chiama Melanie Andrieux, di Ezanville, poco a nord di Parigi. Saranno le notizie arrivate poco tempo fa dalle banlieue, sarà quella maledetta canzone, mi capita ultimamente di pensare a lei. L'ultima (e anche unica) volta che l'ho vista è stato nel '95 durante una vacanza in Corsica, l'ultimo ricordo io che corro in lacrime dietro al monovolume della sua famiglia in partenza per tornare a casa. E' stata la mia prima cotta, quella del primo bacio, sul muretto delle toilette del campeggio, complicato da un odioso apparecchio, che aveva però il pregio di regalarleun sorriso splendente.
L'ultima sua lettera, di 5 anni fa diceva ancora: "I love you, forever. Je t'aime". La nostra storia era durata 1 settimana, e lei 5 anni dopo, mi scrive ancora che m'ama, incredibile.
Se sapesse che appena andata via avevo già trovato un'altra ragazzina per rimpiazzarla...
Dopo quella volta non mi è più capitato di stare con due ragazze nel giro di così poco tempo.




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10 gennaio 2006



"a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò"
[Vinicio Capossela - "Ultimo Amore"]

E' possibile dimenticare un amore? Quanto tempo passa prima che si possa dimenticare?
Può un amore finito far passare la voglia di iniziarne un altro?
Da troppo tempo è finito eppure ritorna costante, così bello e doloroso al tempo stesso. Non si può programmare l'amore, svegliarsi e decidere che quel giorno sarà quello giusto per ricominciare. L'amore non è automatico, non finisce in un momento e non sta a noi decidere quando. Ma quando rimane un sogno è giusto andare avanti a sognare e a farsi del male? Quando non ne azzecchi una, quando provi a fatica a innamorarti e sbagli sempre, quando il tempo passa e la realtà incombe.
Ho voglia di amare ancora, che lei mi ami ancora. E' inutile mentirmi, se non la dimentico sono fottuto. Anche perchè son passati più di due anni, cristo, quanto a lungo può restare fermo un cuore?




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31 agosto 2005

I wanna be a rockstar! - Immagini sparse

L'importante è non cadere dal palco... Enjoy Estebàn! Love'n'Roll!




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24 agosto 2005

Toh, stanotte ho ricordato di avere un blog - Pensieri sparsi

Pensiero 1_ 
 Devo riuscire a farmi pagare al lavoro, non aver visto un soldo in 3 mesi di cosiddetto stage sta iniziando a stufarmi.
Pensiero 2_ 
 Ho bisogno di soldi, devo comprare una nuova chitarra e un viaggio per capodanno.
Pensiero 3_
 Devo iniziare a capire che a quasi 24 anni è meglio se i soldi li metto da parte piuttosto che spendere esattamente quanto guadagno.
Pensiero 4_ 
 Se spendo per gozzovigliare è ovvio che mi venga la pancetta: obiettivo riportare l'addome in linea con il resto del corpo.
Pensiero 5_
 Una volta tornato in forma, darsi da fare per trovare una fidanzata, la vita da single comincia a farsi deleteria.
Pensiero 6_ 
 Trovata la fidanzata, rendersi conto che in fondo bere con gli amici non era poi tanto deleterio.
Pensiero 7_ 
 Tornare single e ricominciare dal Pensiero 4_ per un altro po' di tempo.
Pensiero 7_bis 
 Una volta afferrato bene quanto detto al Pensiero 3_, sempre che si avveri il Pensiero 1_ si può iniziare a convincersi che è meglio fermarsi al Pensiero 5_ e passare a 
Pensiero 8_ 
 Iniziare a rimpiangere i tempi in cui i soldi si spendevano come detto dal Pensiero 2_ e non in mutui e bollette.

Pensiero 9_ (solitario e scollegato)
 Non avevo niente di meglio da fare stasera che andare a ripescare il blog? No, purtroppo.

Pensiero 10_ (Summa finale che annulla tutti gli altri)
 In realtà di questi pensieri me ne sbatto perchè a breve sarò un'affermata rockstar.






Pensiero 11_ (a mo' di PS)
 Vediamo quanto resiste questa volta la voglia di blog, intanto saluto quei pochi che ogni tanto mesi fa passavano di qua per un saluto o un commento
 




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10 gennaio 2005

Ricominciamo?

Io non posso restare seduto in disparte nè arte nè parte non sono capace di stare a guardare... col cazzo che mi sono perso mio caro e mica tanto anonimo amico, son qui esisto e resisto come mi pare. diciamo che ho dormito và, mi son svegliato con il mal di testa e il fegato dolente e per un po' non ho avuto voglia di fare un benemerito nihil. non che adesso ne abbia per carità ma sono felice e tant'è.




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18 novembre 2004

Fini agli Esteri

Dal discorso di insediamento: "Oggi, 18 novembre del IV anno dell'era Berlusconi, l'Abissinia è italiana, l'Abissinia è faccista!"

Povera Etiopia, col cavolo che adesso gli ridiamo l'obelisco di Axum!




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15 novembre 2004

Ricevo e pubblico

L'addio del compagno Krusciov
 
Preferì perdere il potere piuttosto che premere il bottone della guerra. Perché l'aveva vissuta, lui, in mezzo alla neve e ai morti con tutti gli altri. Ma oggi non ci sono più vecchi, non c'è più nessuno - fra quelli che votano - che abbia visto veramente la guerra se non in tv. Per questo oggi comandano i capibranco. Bombardano, fanno attentati, promettono vittorie. Sorridendo

 
"Va bene, cacciatemi pure. Vuol dire che me ne andrò per le strade di Russia, chiedendo un pezzo di pane ai contadini. A me non lo negheranno. Sanno perché sono stato cacciato. Ma a voi... ".
Nikita Krusciov aveva ancora un anno di vita quando disse queste parole. Era stato uno dei due massimi potenti del mondo. Quando America e Russia si affrontarono col dito sul bottone dei missili nucleari (la crisi di Cuba, anni Sessanta) fu lui il primo a tirarsi indietro. Il suo rivale, il giovane presidente americano, proclamò la vittoria dell'Occidente.

Al Politburò, poche sere dopo, in una grande sala del Cremlino Krusciov fu dunque messo sotto accusa. Avevano buoni motivi per detestarlo; lui era stato il primo a mettere in discussione i privilegi della nomenklatura, a denunciarne i delitti e - cautamente - ad aprire le porte al popolo, al disgelo. Uno dopo l'altro, i massimi esponenti della nomenklatura prendevano la parola. "Debolezza di fronte al nemico...", "Troppa libertà!", "Il ruolo dirigente del Partito!".Lui li ascoltava distrattamente, ormai molto lontano. La guerra, i compagni rimasti là, i nazisti invincibili - "eppure li abbiamo battuti" -, i campi pieni di cadevari e di neve , il suo paese. "E' orribile, la guerra - pensava - Come fanno a non rendersi conto? Io che l'ho fatta...".

"Va bene, compagni, passiamo ai voti" pronunciò, riscuotendolo, qualcuno. Mezz'ora dopo Nikita Sergeievic Krusciov, che era stato operaio a diciott'anni, soldato dell'armata rossa, commissario del popolo a Stalingrado e infine Segretario Generale del partito, non era più nessuno. Si alzò pesantemente: "C'è altro?" chiese. "Sì, compagno, pensiamo che ora devi lasciare anche la tua casa. E' del partito". E allora egli disse quelle parole. Le disse senza adirarsi, posatamente. E poi voltò le spalle e se ne andò.

* * *

Queste cose avvenivano moltissimi anni fa, nel Novecento. L'orrore della guerra, dall'ultimo reduce ai presidenti e ai generali, era allora una caratteristica della razza umana. "Non so con che armi si farà la terza guerra mondiale - disse una volta Einstein - Ma so con che armi si farà la quarta. Con la clava".

Quanti ne sono morti in Iraq? Centomila? E nell'assedio, adesso, quanti? Seicento? Quanti sotto le bombe, quanti con gli attentati? Quanti semiti, quanti ariani, quanti in Palestina, quanti in Israele? E chi lo sa. Non sono più i vecchi sopravvissuti a contarli, a piangere col cuore stretto per ciascuno di loro. Sono i giovani capibranco, i maschi adulti con la clava. Sorridono, mostrano i denti, guardano dritto in macchina mentre proclamano ancora che vinceranno. Il soldatino impaurito in prima linea al fronte, la donna che stringe forte il piccolo dentro la casa bombardata, il sarto che cerca gli occhiali fra le rovine della sua ex bottega - costoro non hanno più amici fra i potenti, perché coloro che votano ormai non hanno mai visto la guerra. Salvo che in televisione.

I pazzi brindano gioiosamente (i pazzi che sono in Israele da pochi anni, senza sapere nulla d'Israele) alla morte di Arafat o emettono proclami di rastrellamento dai monitor della Cnn o decidono che altri martiri siano spesi a maggior gloria di God/Allah, o come chiamano adesso i loro dei. Krusciov, con tutta la sua generazione, dorme sotto la neve.




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12 novembre 2004

La mia Imagine

Imagine è sempre stata per me una bellissima canzonetta di facile ascolto e di belle parole. Sentirla cantata da Maynard è stata un’illuminazione. Un canto di lotta pesante e sofferto, ecco la mia Imagine:

 

“Imagine there's no heaven,
It's easy if you try,
No hell below us,
Above us only sky”

Immagina che non esistano paradiso e inferno, solo il cielo sopra di noi. Nessuna promessa ultraterrena, una vita vissuta per quello che conta, spesa nel raggiungimento di una felicità che non sia solo un miraggio ma che va conquistata in quel poco di tempo di passaggio che ci è concesso in quanto specie mortale.

 

“Imagine all the people
living for today...”

 

Immagina tutte le persone che vivono per l’oggi. Lo sforzo per il raggiungimento immediato di pace uguaglianza e libertà. Perché non possiamo più rimandare.


”Imagine there's no countries,
It isnt hard to do”

 

Immagina che non esistano nazioni. Il bisogno di un’idea di mondo come unità di genti diverse, spazzare i confini per aprire le porte alla fusione delle culture e alla coesistenza pacifica di ogni singolo individuo.


”Nothing to kill or die for,
No religion too”

 

Niente per cui uccidere e morire, niente religione. La pace non violenta e non armata - come invece vogliono farci credere - è possibile, superare gli ostacoli di falsi miti e religioni che portano l’uomo a morire e farsi ammazzare.


”Imagine all the people
living life in peace...”

 

Immagina tutte le persone vivere in pace. Un obiettivo che non si raggiunge con la violenza di qualsiasi colore essa sia, una pace che non vuol dire solamente assenza di conflitti ma anche la possibilità di vivere senza preoccupazioni.


”Imagine no possesions,
I wonder if you can”

 

Immagina che non esista proprietà. La parte più difficile, per come è il mondo oggi la proprietà è tutto, senza averi non si esiste. Un gradino doveroso da superare, arrivando magari ad avere una distribuzione più equa della proprietà e delle risorse.


”No need for greed or hunger”

 

Non ci sia bisogno di fame e bramosia. Le più grandi nemiche della pace dopo la proprietà. La povertà di mezzi crea invidia e fame, ignoranza e violenza. Ed è tutto quello di cui il potere ha bisogno per rimanere forte.

”A brotherhood of man,
Imagine all the people
Sharing all the world...”

La fratellanza e la condivisione della madre terra. Il punto d’arrivo, tanto agognato. Oggi irrealizzabile, domani pure. L’uomo è ormai invischiato dal marcio del potere, se ne sente in giro il tanfo. La gente viene continuamente mandata a morire per l’interesse del potere, viene licenziata, sfruttata, rincoglionita con facili dottrine. Viene tenuta costantemente affamata di inutilità. Illusa con la speranza che la felicità consista nel poter ricevere più briciole possibile dal tavolo del potere. Uccisa nel proprio essere da pseudo intellettuali pronti a giustificare qualsiasi cosa pur di avere più briciole degli altri – fottetevi!

“You may say Im a dreamer,
but Im not the only one,
I hope some day you'll join us,
And the world will live as one.”

 

Il bisogno di presa di coscienza, la consapevolezza di un’idea comune e necessaria a quasi sette miliardi di persone.

 

 

 




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12 novembre 2004

Arcore o Xanadu?

O Candalù, come nella pessima traduzione italiana? Di certo Orson Welles aveva molto più fascino di Berlusconi.




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10 novembre 2004

Chi rompe paga...

Di cazzate al liceo ne ho combinate tante, troppe forse. Su tutte ricordo un'entrata notturna nella scuola approfittando dell'adiacente cortile di un compagno di classe e del vetro rotto della porta della palestra. Qualche birra di troppo scatena il putiferio: l'indomani i primi visitatori trovarono lavagne piene di disegni non ortodossi, gesù fuggiti dalle croci, stanze svuotate dai banchi. Lavoro extra per i bidelli, niente di che. Se apro uno scatolone che ora prende polvere sopra il mio armadio trovo ancora quelle pagelle del primo quadrimestre che tanto hanno fatto impazzire i professori nella loro ricerca durante gli scrutini di fine anno. Ma anche questa in fondo è perdonabile. Di tutt'altro genere la vicenda del Parini, liceo classico dell'elite milanese. Trecentomila euro di danno, mica cazzi. Al consiglio di classe che ha avuto il compito di decidere la pena, si è optato per la linea rieducativa. Quindi, mentre io per alcuni stupidi ritardi in uno stupido classico di provincia mi sono preso del fallito a vita e ho perso pure un anno, al Parini con trecentomila euro di danno causato ti regalano pure una vacanza premio di 15 giorni, mica male...




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